Edizione 2019

logo la Fisica incontra la città
Ciclo di Conferenze divulgative dei corsi di Laurea in Fisica
e del Dipartimento di Matematica e Fisica

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A cura di: Prof. P. Gallo, Prof. F. Ceradini, Prof. G. Matt e Prof. M.A. Ricci

Aula Magna del Rettorato – Via Ostiense 159 – ore 20:30

Link identifier #identifier__199961-2La straordinaria vita di Ettore Majorana

Link identifier #identifier__86780-3La macchina fotografica più grande del Mondo per osservare le particelle più piccole dell’Universo

Link identifier #identifier__145846-4Dall’Antartide al Polo Sud marziano alla ricerca dei laghi subglaciali

Link identifier #identifier__106157-5Le nanotecnologie al servizio della medicina

Link identifier #identifier__59163-6All’esplorazione della Via Lattea con la missione spaziale Gaia Link identifier #identifier__74514-7Una nuova esplorazione dell’Universo Link identifier #identifier__167185-8La luce di ALBA al servizio della società Link identifier #identifier__180421-9L’arte ed i suoi segreti: la fisica per svelarli

6 febbraio 2019

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La straordinaria vita di Ettore Majorana

Francesco Guerra
Dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – Sezione di Roma e Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi – Roma

Abstract

Una analisi accurata dei documenti esistenti permette di presentare la vita e le opere di Ettore Majorana sotto una luce completamente nuova, eliminando le distorsioni accumulatesi nel tempo a causa di posizioni preconcette e informazioni parziali.
Majorana si presenta come persona decisa e coraggiosa, fortemente critica ai limiti della temerarietà e dell’arroganza, tesa verso il raggiungimento di risultati scientifici avanzati e la loro valorizzazione con una complessa strategia di pubblicazione, in una situazione resa difficile dal suo mancato inserimento in via Panisperna. Anche la sua scomparsa mostra profonde motivazioni culturali e morali. Purtroppo vi è un accumulo di evidenze che fanno ritenere che la sua vita mortale si sia conclusa nell’estate del 1939, circa un anno dopo la scomparsa. Parleremo anche delle donne di Majorana, e dei suoi complessi rapporti con la città di Napoli.

Link identifier #identifier__47272-10Curriculum

Francesco Guerra è professore emerito di Fisica Teorica, presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma “La Sapienza”, associato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e al Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi a Roma. La sua attività di ricerca comprende la teoria quantistica dei campi e delle particelle elementari, e la meccanica statistica dei sistemi complessi, in particolare vetri di spin e reti neurali, con applicazioni alle strutture del sistema immunitario. Negli ultimi anni si è occupato anche del sorgere e dello sviluppo della Fisica Nucleare in Italia, utilizzando fonti primarie presenti in vari archivi, in Italia e all’estero, e concentrando le ricerche su Enrico Fermi, Ettore Majorana, Bruno Pontecorvo e Emilio Segrè.


6 Marzo 2019

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La macchina fotografica più grande del Mondo per osservare le particelle più piccole dell’Universo

Giovanni De Lellis
Dipartimento di Fisica dell’Università Federico II di Napoli, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – Sezione di Napoli
CERN, Ginevra – Svizzera

Abstract

Il fenomeno delle oscillazioni di neutrini è stato al centro degli studi sui neutrini per alcuni decenni ed è valso nel 2015 il premio Nobel a due fisici, uno giapponese e l’altro canadese. L’esperimento OPERA è stato realizzato per provare in modo diretto il fenomeno delle oscillazioni di neutrini e ha contribuito in modo significativo alla comprensione dei fenomeni così come oggi li conosciamo. Nel seminario percorriamo gli accadimenti più significativi e descriviamo la realizzazione, il funzionamento e i risultati dell’esperimento OPERA che si basa su una tecnica di rivelazione sperimentale piuttosto datata ma che ha subito uno sviluppo tecnologico impressionante. Nel descrivere il funzionamento dell’esperimento OPERA si descriveranno anche i principi generali di rivelazione delle particelle subatomiche per un pubblico non specializzato.

Link identifier #identifier__171720-11Curriculum

Professore Ordinario di Fisica sperimentale presso l’Università Federico II di Napoli. Collabora da oltre 20 anni con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e con il CERN dove è al momento Scientific Associate. Dal 2012 dirige l’esperimento OPERA. Negli ultimi anni si è occupato di materia oscura e dirige un esperimento denominato NEWSdm che ricerca la materia oscura con una tecnica innovativa, per la prima volta provando a misurare la sua direzione. Si occupa al CERN dello studio di neutrini e della ricerca di materia oscura prodotta agli acceleratori nell’esperimento SHiP che ha contribuito a fondare. Negli ultimi anni contribuisce al progetto FOOT per studi di fisica applicata alla adroterapia e alla radioprotezione nello spazio. È autore di oltre 100 pubblicazioni e di un brevetto.


3 aprile 2019

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Dall’Antartide al Polo Sud marziano alla ricerca dei laghi subglaciali

Elena Pettinelli
Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università Roma Tre

Abstract

L’Antartide è il luogo sulla Terra più freddo, più secco e più ventoso che si conosca. Malgrado il suo aspetto così desolato, questo luogo rappresenta uno straordinario laboratorio naturale per molte discipline scientifiche che vanno dalla fisica alla biologia, dalla geologia alla climatologia e che riguardano anche lo studio dei pianeti del sistema solare.
L’Antartide, infatti, è noto per essere per molti aspetti l’ambiente terrestre più simile a quello delle calotte polari marziane ed è per questa ragione che abbiamo cominciato da qui il nostro viaggio alla ricerca dei laghi subglaciali marziani. I laghi alla base della calotta polare antartica attualmente noti sono 402, ma se ne ipotizza la presenza di molti altri. La maggior parte di questi laghi sono piccoli (dell’ordine dei 4-5 km di lunghezza) anche se ne esistono alcuni molto grandi, il maggiore dei quali è il lago Vostok, che si estende per circa 250 km di lunghezza e 50 km di larghezza. Gran parte di questi laghi sono stati identificati a partire dagli anni ’70, attraverso tecniche geofisiche che utilizzano onde elettromagnetiche per rilevarne la presenza sotto la spessa coltre di ghiacci.
La stessa tecnica è stata utilizzata anche per cercare l’acqua liquida sotto le fredde e rigide calotte polari marziane.
Ci sono voluti dieci anni di misure e di analisi dati ed una radar tutto italiano per scoprire il primo lago liquido al di sotto di un chilometro e mezzo di ghiaccio nel Polo Sud di Marte. In questo seminario parleremo della storia di questa scoperta, delle implicazioni per la ricerca di tracce di vita biologica e del futuro della ricerca dell’acqua su Marte.

Link identifier #identifier__9071-12Curriculum

Professore Associato presso il Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli studi Roma Tre, dove svolge attività di ricerca nel campo dell’esplorazione geofisica planetaria, con particolare riguardo alla caratterizzazione elettromagnetica dei simulanti i suoli marziani ed alle tecniche di inversione ed interpretazione dei dati dei radar sottosuperficiali. È stata una delle autrici del lavoro pubblicato su Science riguardante la scoperta del lago subglaciale nel Polo sud marziano.
Co-investigatore della missione dell’ESA Juice, per l’esplorazione della struttura interna dei satelliti ghiacciati di Giove. Responsabile italiano per lo strumento WISDOM a bordo del rover dell’ESA EXOMARS per la ricerca di tracce biologiche su Marte. Membro dell’ESA Lunar Science Team: “Strategy for Science at the Moon” 2020-2030.
Dal 2005 al 2015 è stato ricercatore presso il Dipartimento di Matematica e Fisica della stessa università e dal 2000 al 2004 ha svolto attività di ricerca presso il Dipartimento di Fisica “E. Amaldi” sempre nel campo dell’esplorazione geofisica di Marte, partecipando al progetto ACQUA per lo sviluppo di sensori a bordo di un rover marziano, al progetto MARSIS della missione ESA – Mars Express ed al progetto SHARAD della missione NASA – MRO per l’analisi e l’interpretazione dei segnali radar sottosuperficiali.
Ha ricevuto diversi premi internazionali per l’attività scientifica ed è autore di 115 lavori (di cui 4 sulla prestigiosa rivista Science) e di 3 capitoli di libri.

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8 maggio 2019

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Le nanotecnologie al servizio della medicina

Giancarlo Ruocco
Dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma e Istituto Italiano di Tecnologia

Abstract

Dopo avere brevemente presentato la struttura di ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e del suo laboratorio romano (il Center for Life NanoScience, CLNS) verranno illustrati alcuni recenti sviluppi tecnologici, mostrando come la combinazione convergente di esperti provenienti da differenti discipline sta aprendo nuovi orizzonti per la diagnosi e la comprensione delle principali patologie. Verranno portati come esempi:

  1. la realizzazione di bio-sensori per le diagnosi tumorali basati sulla reazione di piccoli organismi pluricellulari;
  2. lo sviluppo di nuove tecniche ottiche per la diagnosi precoce delle malattie neurodegenerative tramite l’osservazione del fondo oculare;
  3. lo sviluppo di metodologie per la determinazione delle proprietà elastiche dei tessuti biologici tramite l’uso della luce e come queste metodiche stanno portando nuove conoscenze sui meccanismi elementari alla base delle malattie neurodegenerative.

Link identifier #identifier__116007-14Curriculum

Giancarlo Ruocco è professore ordinario di Fisica della Materia Condensata all’Università Sapienza di Roma dal 2000. La sua attività è volta principalmento allo sviluppo di nuove tecniche sperimentali per lo studio dei sistemi disordinati, vetri e liquidi. Recentemente il suo interesse si è spostato verso lo sviluppo di nuove tecniche di microscopia per lo studio dei biosistemi. Nel 2004 ha fondato e diretto il Centro di ricerca “SOFT” dell’INFM. Dal 2007 al 2013 è stato direttore del Dipartimento di Fisica di Sapienza Università di Roma. Dal 2010 al 2014 è stato vicerettore per la politica della ricerca presso la stessa Università. Negli anni 2009-2010 è stato co-proponente (e dal 2011 direttore) del “Center for Life NanoScience (CLNS)”, un laboratorio dell’Istituto Italiano di Technolgy (IIT). Il centro è dedicato allo sviluppo, con approccio multidisciplinare, di nanotecnologie per lo studio, la diagnosi e le potenziali terapie di alcune patologie del sistema nervoso centrale.

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4 giugno 2019

image 32113All’esplorazione della Via Lattea con la missione spaziale Gaia

Sofia Randich
Istituto Nazionale di Astrofisica e Osservatorio Astrofisico di Arcetri

Abstract

Gaia è una ambiziosa missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), lanciata nel dicembre 2013, il cui obiettivo è tracciare una mappa a sei dimensioni della nostra Galassia, la Via Lattea. Il rilascio alla comunità internazionale del secondo catalogo stellare di Gaia, contenente informazioni uniche sulla parallasse (distanza) ed i moti in cielo di quasi due miliardi di oggetti, sta producendo una rivoluzione in una grande varietà di campi di ricerca astrofisica, dal nostro sistema solare, all’evoluzione stellare; dalla struttura, formazione ed evoluzione della Galassia, alle galassie vicine; dalle stelle variabili e la scala delle distanze, ai quasar distanti.
Il seminario fornirà un riassunto delle principali caratteristiche di Gaia e illustrerà alcuni dei risultati scientifici di maggiore impatto, con particolare enfasi sulla storia evolutiva della Via Lattea e delle sue popolazioni.

Link identifier #identifier__151727-16Curriculum

Sofia Randich si è laureata in Fisica all’Università degli Studi di Firenze e ha ottenuto il Dottorato di Ricerca in Astronomia presso la stessa università. Dopo cinque anni trascorsi come post-doc a Garching bei Munchen in Germania (Max-Planck fuer Extraterrestrische Physik e European Southern Observatory) è rientrata in Italia nel 1996, come ricercatrice presso INAF – Osservatorio Astrofisico di Arcetri. Dirigente di Ricerca dal 2016, è direttore dell’Osservatorio di Arcetri dal gennaio 2018.
Le sue attività principali di ricerca riguardano la spettroscopia stellare, la formazione ed evoluzione stellare, l’archeologia Galattica. È autrice di circa 230 pubblicazioni su riviste internazionali e ha tenuto numerosissime relazioni su invito e seminari a conferenze e in istituti di ricerca italiani e esteri. Dal 2007 è membro dello Science Team di Gaia ed è attualmente Co-Principal Investigator della Gaia-ESO Survey, una survey spettroscopica pubblica che ha effettuato 340 notti di osservazione con il telescopio VLT dell’ESO. Ha partecipato/partecipa a numerosi comitati scientifici e commissioni di vario tipo.

Link identifier #identifier__115884-17Presentazione


2 ottobre 2019

image 183626Una nuova esplorazione dell’Universo

Marica Branchesi
Gran Sasso Science Institute, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Istituto Nazionale di Astrofisica

Abstract

I rivelatori di onde gravitazionali avanzati Virgo e LIGO sono diventati di recente osservatori in grado di rivelare e svelare quello che prima era invisible. L’intervento ripercorre le tappe delle scoperte che hanno segnato la nascita dell’astronomia delle onde gravitazionali. Attraverso le osservazioni di buchi neri e stelle di neutroni si racconta l’inizio di un nuovo modo di esplorare l’Universo e come onde gravitazionali ed elettromagnetiche stanno ampliando la nostra conoscenza astrofisica degli eventi più energetici dell’Universo.

Link identifier #identifier__176497-18Curriculum

Marica Branchesi è un’astrofisica, che ha iniziato la sua formazione scientifica alla fine degli anni Novanta al ALMA mater studiorum di Bologna; dove si è laureata nel 2002 e ha conseguito il suo dottorato nel 2006, concentrando i suoi studi ammassi di galassie e buchi neri. Nel 2009 si avvicina alla nuova frontiera dell’astronomia, l’osservazione delle onde gravitazionali. Inizia a contribuire alle ricerche legate agli interferometri LIGO – negli Stati Uniti – e Virgo, che si trova a Cascina, vicino a Pisa, ed è gestito dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – INFN. Oggi è ricercatrice nella prestigiosa Scuola Universitaria Superiore Gran Sasso Science Institute – GSSI dell’Aquila, associata presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l’Istituto Nazionale di Astrofisica. Presidente della Commissione di astrofisica delle onde gravitazionali della International Astronomical Union e membro del Comitato internazionale per le onde gravitazionali. La rivista scientifica Nature la considera una delle personalità scientifiche più importanti del 2017 e per il Time è una delle 100 persone più influenti al mondo nel 2018. Le viene riconosciuto il merito di aver fatto dialogare e collaborare astronomi e fisici del mondo, dando forza alla frontiera dell’astronomia multi-messaggero, che unisce il suono delle onde gravitazionali alla luce.


6 novembre 2019

image 144724La luce di ALBA al servizio della società

Caterina Biscari
Alba Synchroton Light Source Barcelona – Spagna

Abstract

Il cammino dell’umanità verso il progresso e il miglioramento delle condizioni di vita di tutti i popoli affronta sfide cruciali, come lo sviluppo di fonti alternative di energia, la comprensione e risoluzione dei problemi di salute, la mitigazione dei problemi ambientali e climatici, il miglioramento della produzione e della conservazione degli alimenti, lo sviluppo di nuove economie verdi. Le relative soluzioni richiedono informazioni dettagliate sui processi che determinano la funzione dei materiali e dei sistemi biologici. La luce prodotta nei sincrotroni è uno strumento essenziale per rispondere alle domande fondamentali che sorgono nella ricerca di tali informazioni. In Spagna il sincrotrone ALBA offre la sua struttura alla comunità scientifica accademica e industriale, per avanzare insieme nel sentiero della conoscenza utile a tutta la società.

Link identifier #identifier__5281-19Curriculum

Dr. Caterina Biscari, nata in Italia, nel 1957, da padre italiano e madre spagnola. È una fisica sperimentale, la cui formazione e la cui esperienza lavorativa si è svolta tra la Spagna e l’Italia. Ha sviluppato la sua carriera scientifica nel campo degli acceleratori di particelle, lavorando in passato presso i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN a Roma o al CERN di Ginevra. Dal 2012 è direttrice del Sincrotrone ALBA, infrastruttura scientifica per la produzione di luce al sincrotrone sita vicino Barcellona, dove ha gestito l’avvio e il consolidamento dell’operazione e lo sviluppo del progetto come una grande struttura di ricerca multidisciplinare con proiezione internazionale. EPS Fellow per il suo contributo alla progettazione, implementazione e funzionamento di diversi acceleratori. Membro di numerosi comitati consultivi internazionali, tra cui il comitato di politica scientifica del CERN. Vicepresidente e prossimo presidente di LEAPS, l’associazione europea delle sorgenti di luce di sincrotrone e laser a elettroni liberi.

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4 dicembre 2019

image 18611L’arte ed i suoi segreti: la fisica per svelarli

Luca Tortora
Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre e Istituto Nazionale di fisica Nucleare + Sezione di Roma Tre

Abstract

Ogni opera d’arte nasconde una sua storia ed a volte nasconde anche qualche segreto. La storia di un’opera non passa solo dalle scene o dai personaggi raffigurati ma anche dai materiali utilizzati e dalle tecniche di realizzazione. A volte un dipinto può nascondere qualcosa di proibito per quei tempi (censura) o essere il prodotto di una serie di mutamenti di stile o di idea progettuale (pentimenti) o ancora il prodotto di diversi interventi di restauro che ne hanno modificato il suo aspetto originario.Un’opera a volte può addirittura nascondere un falso! Il seminario affronterà inizialmente l’importanza della multidisciplinarità per svelare queste informazioni, con un successivo approfondimento degli aspetti chimici e fisici legati ai materiali ed alle tecniche di indagine maggiormente diffuse nel campo dei beni culturali.

Curriculum

Luca Tortora si è laureato in Chimica all’Università degli Studi di Napoli Federico II e successivamente ha conseguito il dottorato in Scienze e Tecnologie Chimiche presso Università di Roma Tor Vergata lavorando sulla sintesi di macromolecole organiche e loro applicazioni in sensoristica. Attualmente è docente di chimica del Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, Incaricato di Ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e responsabile del Laboratorio di Analisi di Superfici INFN Roma Tre. Le sue attività di ricerca attuali riguardano la chimica dei materiali ed in particolare la modifica e lo studio di superfici ed interfacce. È autore di circa 50 lavori su riviste internazionali e relatore su invito a congressi nazionali ed internazionali.
Dal 2017 è responsabile degli accessi all’infrastruttura CHNet (Cultural Heritage Network), rete di competenza per i beni culturali dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), responsabile dell’unità CHNet di Roma Tre. Rappresentante INFN per il nodo multi regionale Lazio-Abruzzo, dell’infrastruttura europea E-RIHS (European Research Infrastructure for Heritage Science).

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admin 28 Ottobre 2020